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 Karate Pedagogia 1

PEDAGOGIA E DISCIPLINE ORIENTALI

Questa sezione è stata creata allo scopo di rispondere ad altre importanti domande effettuate dai genitori nei confronti degli educatori/allenatori. Essa è suddivisa in quattro paragrafi:

- l'importanza del gioco;

- ipocinesi ed obesità infantile;

- il Karate è pericoloso per i bambini?;

- il ruolo motivante dei genitori.

Karate Pedagogia 2

 

L'importanza del gioco

 

Il gioco è un'esigenza fondamentale comune a tutti gli uomini di qualsiasi età, epoca e cultura; si esprime in molteplici forme e con diversi gradi di complessità.

Nel gioco, la cultura rappresenta se stessa e tende a riprodurre in forma sdrammatizzata esperienze che hanno un peso importante nel vissuto sociale. Si può affermare che l'uomo gioca tutta la vita. Nel fanciullo, comunque, quest'attività ha connotazioni cognitive molto importanti, ed assume un ruolo determinante nella sua formazione e maturazione globale. Nel gioco, il fanciullo vive le proprie esperienze senza ansia o angoscia. In sostanza, nel gioco dimensiona cose, persone o situazioni a propria misura, collocando il tutto sotto il proprio controllo emotivo. Nella dimensione ludica sono comprese anche le attività motorie presportive e sportive, in quanto organizzate regolarmente ed innestate su vissuti affettivi e cognitivi.
Il gioco è un mondo fantastico ed allo stesso tempo reale, è un contesto di comunicazione e di apprendimento di comportamenti sociali, è un'attività biologica primaria, indispensabile per mantenere un buon equilibrio neurodinamico, anche perché permette di liberare il "surplus energetico" tipico dell'età evolutiva.
Solamente attraverso il gioco il giovane può esternare liberamente la propria esuberanza vitale anche se occorre sempre tenere presente che il gioco è un insieme di regole. Il compito dell'insegnante è quello di non permettere che la forma ludica venga mortificata da regole troppo rigide. Col gioco si realizzano anche quelle condizioni psicomotorie che, grazie alla possibilità di realizzare molteplici esperienze, permettono diverse modalità esecutive del movimento nella coordinazione, precisione, funzionalità ed efficienza.

Dalla prima infanzia alla maturità ed oltre, ogni attività motorio-sportiva trova sempre nella motivazione ludica una componente fondamentale, che condiziona l'insegnamento dei primi elementi del gesto tecnico-sportivo. Detti gesti vengono collocati in un contesto ludico in cui, il buon insegnante, riesce sempre a destare sufficiente interesse e curiosità nell'apprendimento. A questo scopo, nel tentativo di migliorare tutte le qualità motorie, vengono effettuati giochi di squadra, a coppie, piccoli elementi di acrobatica, uso di attrezzi ginnici ecc.

 

Karate Pedagogia 3

 

Ipocinesi ed obesità infantile

 

L'assenza di movimenti, o ipocinesi, è stata definita la malattia del secolo, in quanto è l'anticamera di una serie di problemi di tipo metabolico e funzionale che può portare anche alla obesità infantile.
Il sistema di vita odierno, se da un lato ha migliorato le attuali condizioni di vita, tende comunque a ridurre sempre di più lo spazio per il movimento a causa dell'urbanizzazione intensa, dei ritmi di lavoro e dei servomeccanismi che l'uomo utilizza ogni giorno. Oltre ai problemi di natura fisica, l'ipocinesi abbassa molti indici funzionali: nell'età evolutiva, impedisce una formazione armoniosa dell'individuo nella sua totalità psicofisica e può essere il fattore scatenante di tutta una serie di dimorfismi o di i problemi posturali come gli atteggiamenti cifotici e/o scoliotici.

E' importante ricordare che una strutturazione armoniosa della personalità risulta impossibile senza un'adeguata esperienza psicomotoria, svolta nel corso della preadolescenza. Occorre anche ricordare che, nell'età adulta e soprattutto nel periodo senile, la carenza di movimento accelera i processi di invecchiamento e diminuisce le capacità d'adattamento dell'organismo.

 

Karate Pericolosità 4

 

Il Karate è pericoloso per i bambini?

 

Il primo fattore da considerare perché il Karate non risulti pericoloso per i bambini è che l'insegnante mantenga controllato il livello di aggressività, che spesso viene replicato nel comportamento come bisogno di imitare gli eroi e le eroine indotti da programmi televisivi, videogames ecc.

Secondo una indagine svolta dalle maggiori compagnie assicurative italiane, l'indice di incidenza degli infortuni accaduti fra i minorenni durante l'allenamento del Karate è uno fra i più bassi in assoluto, mentre in testa a questa lista troviamo attività come il calcio ed il ciclismo (negli adulti primeggiano anche i cosiddetti "sport estremi") che non hanno apparentemente nulla a che fare con le Arti marziali.

Per comprendere perché certe attività risultano più pericolose del Karate, è stata effettuata un'indagine più approfondita, la cui risposta è stata riassunta in tre concetti: "controllo", "gioco di squadra" e "contatto con l'avversario". Cerchiamo di comprendere cosa significano con un esempio: quando un giovane tenta di fare goal, spinge al massimo la sua corsa nel tentativo di non essere intercettato e, magari, atterrato dai difensori opposti; se un altro giovane si trova sulla sella di una bici, è necessario spingere al massimo la pedivella perchè arrivi primo, magari anche solo per allontanarsi dalla calca dei ciclisti che risulta sempre pericolosa e non permette comunque lo sprint finale. Riassumendo, il comune denominatore dei due casi presentati sono: "controllo (delle altrui azioni) quasi impossibile", "la squadra (degli altri) è sempre pericolosa" ed il "contatto con l'avversario è quasi sempre fonte di un incidente".

Nel Karate come in quasi tutte le Arti marziali, invece, prima di sperimentare il combattimento occorre apprendere come cadere, come parare o schivare le tecniche altrui e, in ogni caso, lottare solo contro una persona per volta (differentemente da una rissa da strada). Inoltre, nell'apprendimento del Karate, il contatto con l'avversario viene sempre presentato non come un momento da evitare il più possibile, bensì come uno stress necessario "per inventare nuovi mezzi ed adeguarsi mentalmente alla situazione che si crea in ogni incontro". Questo comportamento risulta educativo, perché si riflette anche nella vita di tutti i giorni, esperienza che genera nel giovane quelle modificazioni che lo aiuteranno ad adeguarsi con sempre minore difficoltà alle nuove situazioni.

Se il massimo rispetto delle regole viene pronunciato come atteggiamento indispensabile ed "a priori" in ogni singolo sport, le Arti marziali come il Karate assolvono anche la funzione di aiutare i giovani più irrequieti, che nel corso delle lezioni vengono guidati a moderare la propria energia ed a concentrarsi per pensare al gesto successivo. Contemporaneamente, i bambini più tranquilli e timorosi vengono altrettanto stimolati e sospinti a scaricare gli eventi stressanti quotidiani, vincendo le paure e le timidezze che li caratterizzano, giungendo così a sviluppare un maggiore senso di sicurezza di sé e quindi di autostima.
Concludendo, un'ulteriore credenza tutta da sfatare è quella che vede il Karate più adatto ai maschi rispetto le femmine. Occorre ricordare che le bambine acquisiscono una maggiore sicurezza di sé con 1-2 anni d'anticipo rispetto ai maschi e, quindi, per loro risulta più facile concentrarsi, misurare i propri movimenti ed ottenere un conseguente punteggio più alto nelle competizioni.

 

Karate Ruolo dei Genitori 5

 

Il ruolo motivante dei genitori

 

I genitori possono risultare degli  eccellenti assistenti nello sviluppo della formazione sportiva dei bimbi, ma possono anche inibirne lo sviluppo a causa di vari problemi, non ultimo l'eccessiva apprensione che mostrano nei loro confronti. In particolare, i genitori coscienti sono quelli che:

- aiutano i propri figli nel comprendere che l'attività (fisica e psichica) è fondamentale per la loro crescita;

- sulla base dell'attività scelta ne utilizzano le tecniche, per entrare in maggiore contatto coi figli;

- li aiutano moralmente sempre e comunque nel momento delle difficoltà;

- non esagerano nell'esercitare pressioni di tipo super-protezionistico, magari organizzandogli tutte le attività, privandoli perciò di una propria autonomia;

- pur investendo tempo e denaro nei loro confronti, non esigono in cambio successi agonistici per il proprio prestigio.

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