L'arte marziale oggi conosciuta come Kara-te (空手), ovvero "Mano vuota" veniva anticamente chiamata Tode (唐手), "Mano cinese", poichè buona parte delle sue origini provengono dalla Cina. Nelle Arti marziali, il termine "mano" deve essere inteso come "tecnica di combattimento".
Il Karate nacque nell'antico regno di Ryukyu, un arcipelago giapponese che oggi coincide con la Prefettura di Okinawa. Nell'antichità, l'isola di Okinawa era priva di risorse naturali: la sua sopravvivenza era affidata alla pesca, alla raccolta dei molluschi ed alle flebili risorse agricole. La fortuna della sua civiltà deriva principalmente dalla sua ubicazione geografica che, dall'inizio del secolo XIV, favorì la nascita di un fiorente commercio con le popolazioni del Sud-est Asiatico.
In Giappone, prima del secolo XIV, mentre andava preparandosi l'ascesa al potere della classe dei Samurai – potere che detennero dal 1185 al 1868 – la situazione politica era caratterizzata da lotte intestine su vasta scala per l'ottenimento del potere militare.
Tra il X ed il XII secolo, in Okinawa, i clan preesistenti iniziarono un periodo di ostilità ed alleanze che culminarono con la formazione di tre stati: Hokuzan (Montagna del nord), Chuzan (Montagna di mezzo) e Nanzan (Montagna del sud).
Nel 1368, in Cina, l'odiata dinastia mongola degli Yuan venne spodestata a favore dell'amata dinastia Ming (1368-1644). Conseguentemente a questo fatto, l'imperatore Hung Wudi inviò ambasciatori in tutti i regni vicini per informarli della notizia. Saputo il fatto, i tre sovrani di Ryukyu, ognuno indipendentemente dall'altro, cercarono di allacciare rapporti diplomatici col nuovo sovrano cinese. Nel 1372, Satto (1350-1395), il sovrano di Chuzan, fu il primo di questi regni che riuscì a stabilire un contatto con la nuova dinastia cinese. In seguito a quest'astuta iniziativa, l'Imperatore cinese allacciò una relazione di vassallaggio con Ryukyu, assegnando a Satto, nel 1374, l'investitura ed il sigillo di sovrano dell'intera Ryukyu.
La conseguenza dello stabilimento delle relazioni commerciali con la Cina fu la nascita di un fiorente polo commerciale, la cui funzione consisteva nel ricongiungere le rotte tra i porti del continente – principalmente dalle provincie cinesi del Fukien e dello Kwantung – con il Champa (l'antico Vietnam), il Siam (l'antica Thailandia), la Malesia, l'Indonesia e le Filippine.
Grazie alle ricchezze appena acquisite, il sovrano di Chuzan riuscì in pochi decenni a creare un piccolo esercito regolare col quale conquistò gli altri due regni e riuscendo così, nel 1429, ad unificare Ryukyu. Il lungo ed illuminato governo centralizzato del suo discendente Sho Shin-O (1477-1526), pose fine al feudalesimo nel regno di Ryukyu. Egli fissò la capitale a Shuri, vi fece costruire l'omonimo castello del 1509, conquistò le isole vicine ad Okinawa grazie al suo esercito ed operò il controllo delle coste dai pericolosissimi Wako, i pirati del mare. Inoltre, attuò una gerarchia tra gli Anji, i nobili, e li obbligò a risiedere a corte per poterli controllare più efficacemente, proprio come Luigi XIV fece più tardi a Versailles.
Per attuare la sua politica, Sho Shin-O decretò il primo bando delle armi, vietandone il porto, il possesso privato e l'accumulo eccessivo su tutta la popolazione; le fece stivare nel castello di Shuri, per evitare pericolose ripercussioni da parte dei nobili. Da un punto di vista storico, questo decreto testimonia il motivo per cui gli Okinawensi iniziarono da allora a coltivare un metodo disarmato di autodifesa.
Nel 1609, il feudatario di Satsuma diede l'ordine di invadere il regno di Ryukyu grazie al permesso accordatogli dallo Shogun, il massimo dittatore del Giappone feudale. Tale conquista fu relativamente facile, in quanto la popolazione dell'isola possedeva pochissime armi. Il fatto che la Cina non fosse intervenuta militarmente per difendere il proprio feudo è dovuto all'astuzia degli invasori giapponesi che obbligarono il popolo appena conquistato a pagare tributi sia al Giappone che alla Cina.
Allo scopo di mantenere lo status quo appena raggiunto, il clan Satsuma rinnovò con maggiore vigore dei precedenti governanti il bando sul possesso delle armi. Da questo momento in poi le Arti marziali vennero praticate nella totale segretezza.
Piegando la popolazione alle proprie mire, il clan Satsuma non fece altro che stimolare ulteriormente la ricerca dell'efficacia mediante le Arti marziali, sia quelle praticate a mano nuda sia con i più svariati attrezzi agricoli o posseduti dai pescatori, utensili che oggi fanno parte del repertorio del Kobudo d'Okinawa.
Un ulteriore motivo che contribuì a preservare il Karate dalla corruzione del tempo si deve alle classi nobiliari decadute. Infatti, con l'aumento delle difficoltà economiche derivate dall'iniqua tassazione, l'unico motivo di distinzione che i nobili di Okinawa giunsero a vantare nei confronti dei ceti più poveri, consisteva nella conoscenza delle Arti marziali. Il secolo dopo la conquista giapponese, questo tipo di "conoscenza" giunse a determinare più un privilegio che una necessità vera e propria trasformandosi, da necessità difensiva, a mero motivo di fierezza rimasto alla nobiltà decaduta. Ancora oggi, infatti, si ritiene che il carattere clandestino ed esoterico nella trasmissione della pratica del Karate derivi molto più da questo motivo che dalla necessità di non essere scoperti dagli antichi invasori.
Nel periodo antecedente al secolo XIV, sul suolo di Okinawa esistevano due semplici sistemi di combattimento: il Te-gumi ed il Kakuto-jutsu.
Il Tegumi era una forma di lotta popolare comune a molte culture, per certi versi simile al Sumo; questa forma di lotta era considerata importante dagli anziani del villaggio poiché, contribuendo alla formazione del fisico e della volontà nei giovani, veniva ritenuta un'ottima introduzione al combattimento con le percussioni.
Il Kakuto-jutsu era una forma di combattimento arcaico comune a molte isole dei Mari del Sud; in esso si utilizzano le percussioni più semplici, prevalentemente di pugno e di calcio, le cui tecniche di gamba venivano prevalentemente rivolte alle gambe o al pube proprio come nella Boxe thailandese. La pratica di questa disciplina venne poi gradualmente approfondita dagli Okinawensi progressivamente con l'aumentare dei contatti con le altre popolazioni asiatiche fino alla costituzione di quei sistemi che oggi sono conosciuti come Karate.
La prima autentica Arte marziale che giunse dalla Cina alle Ryukyu venne chiamata Ti, abbreviazione di Ryukyu Udun-ti, ovvero "Tecnica di Palazzo (del monarca) di Ryukyu". A partire dal secolo XIV, quest'arte venne insegnata dalle guardie del corpo dei Sapposhi – gli alti dignitari cinesi – ad una cerchia privilegiata costituita dai figli primogeniti del sovrano e della nobiltà locale. Tale arte marziale appare più simile all'odierno Aikido che alle tecniche basilari del Karate a causa del largo uso di evolute tecniche di presa, leve articolari e proiezioni.
Le prime tecniche di Difesa personale divulgate nei ceti più umili di Okinawa giunsero nel periodo seguente all'invasione del clan Satsuma (1609) grazie ai Samurai giapponesi. Fu infatti il signore di Shimizu ad incaricare che un esperto insegnasse diverse tattiche difensive – allora provenienti dall'antico Yawara – agli agricoltori locali. Questo insegnamento venne effettuato per creare una prima linea difensiva clandestina e potere così difendere – seppur poco efficacemente – le nuove proprietà dell'Impero nipponico. Questa tradizione non-guerriera è giunta ai giorni nostri cammuffata nelle Meikata, i balli folkloristici di Okinawa.
Tornando alla storia di Ryukyu, un fatto importante per la modernizzazione di questo stato e conseguentemente per l'evoluzione del Karate fu il fatto che, nel 1393, dietro richiesta del re Satto, un gruppo di immigrati provenienti dalla provincia cinese del Fujian si insediò nei limiti di Naha, il capoluogo dell'attuale Okinawa.
In questo luogo chiamato Kume o Kuninda venne creato il villaggio murato delle "trentasei famiglie", cinesi i cui discendenti rimasero chiusi per secoli alle influenze autoctone. Questo villaggio divenne la residenza dei diplomatici cinesi, dei messaggeri, degli interpreti e di professionisti di varia natura. Privilegio e compito di questa comunità consisteva nell'occuparsi della redazione degli scritti ufficiali, di controllare e consigliare le scelte di chi deteneva il potere, di diffondere moderne tecniche in ambito artigianale come la fabbricazione della carta e dei libri, la laccatura, l'edilizia e l'architettura, la divinazione ed i riti, l'etica di Confucio e la musica cinese ma, soprattutto, perfezionare l'arte della navigazione e della costruzione navale.
Kume divenne il luogo ove i nobili di Okinawa potevano imparare la lingua, la cultura e le usanze cinesi. Questa comunità non viveva isolata dalla sua cultura originaria; essa intratteneva regolari contatti con la madrepatria in occasione della visita delle varie delegazioni, inviate dall'imperatore cinese, che era incaricata di accogliere. Uno dei compiti delle varie ambascerie che si alternarono nei secoli consisteva nell'aggiornare le varie tecniche produttive; insieme ad esse, venivano migliorate le conoscenze in campo marziale. Queste conoscenze erano limitate a pochi individui della comunità di Kume e a pochi nobili residenti nel castello di Shuri. Questa conoscenza assunse il nome di Naha-te, poiché questa città dipendeva principalmente dalla città di Naha.
Le Arti marziali di derivazione cinese furono introdotte attraverso tre canali complementari. Il primo contributo venne dai viaggiatori provenienti dalla Cina, cioè dagli ufficiali delle delegazioni militari cinesi; il secondo da parte dei Cinesi che trovarono residenza stabile in Okinawa; il terzo dagli abitanti autoctoni che viaggiarono in cerca di fortuna in Cina. La storia di Ryukyu riporta anche che alcune tecniche di combattimento giunsero da monaci-guerrieri e da falsi mendicanti – probabilmente spie imperiali cinesi – che lasciarono comunque importanti segni della loro maestria nelle Arti marziali che insegnarono ai giovani di Ryukyu.
Occorre sottolineare che, prima del 1879, le arti marziali ad Okinawa erano riservate quasi esclusivamente alle famiglie nobili per motivi inculcati dalla filosofia confuciana o per motivi economici. Col trascorrere del tempo, l'Arte marziale cinese dapprima insegnata alle classi privilegiate assunse diverse forme, adeguandosi gradualmente agli stili di vita delle classi sociali inferiori, dando così origine a nuovi Metodi di combattimento. Questo fatto avvenuto nel segreto si concentrò in tre villaggi, che diedero il nome ai tre principali stili di combattimento dell'isola: Shuri-te, Tomari-te e Naha-te.
La scuola che si concentrò nelle vicinanze del castello di Shuri fu la prima ad aprire i battenti: nacque nella seconda metà del secolo XIX ad opera di Matsumura Sokon, un guerriero (bushi) professionista, proveniente da una nobile famiglia locale che aveva prestato servizio alla corte del re di Okinawa. Per gli esperti di Okinawa, Matsumura rappresenta il passato del Karate. Fu un grande maestro di Tode, vassallo e personale guardia del corpo di tre sovrani; egli rappresenta l'autenticità della trasmissione.
La città di Tomari ospitava il porto dell'attuale Naha ed era perciò abitata da marinai, portuali e pescatori, gente di poche parole e spesso attaccabrighe, ad eccezione dei contadini. Il Tomari-te è definito un ramo dello Shuri-te perché l'autonomia di questa scuola non durò a lungo.
La città di Naha, situata in prossimità della comunità cinese di Kume, ospitava artigiani, artisti, commercianti e professionisti. Come nel caso di Shuri, Naha era una città tranquilla, i cui abitanti erano persone dedite ad una enormità di lavori distinti.
A differenza delle scuole precedentemente descritte, il Naha-te era lo stile che si discostava di poco dall'insegnamento ortodosso dei Cinesi di Kume, il cui stile era spesso connesso alla boxe meridionale del Fujan.
Il Ti ed il Tode, gli antichi termini coi quali era definito il Karate, è giunto fino a noi grazie ai discendenti della nobiltà di Okinawa. Ma mentre il Ti proveniente dalla sede del sovrano a Shuri rimase veramente segreto fino al 1970, i sistemi dl Tode precedentemente descritti furono quelli che diedero i natali agli stili di Karate che conosciamo oggi. Occorre tuttavia specificare che, quello che noi Occidentali consideriamo il sistema "Mano-vuota" è, fino al periodo in cui l'arte non iniziò ad essere divulgata nelle scuole di Okinawa (1901), un sistema che comprende sia l'esercizio del combattimento a mani nude, sia quello effettuato con le armi di derivazione agricola e poliziesca. E' solo all'inizio del secolo XIX che le tecniche armate di Okinawa vennero insegnate separatamente da quelle praticate a mano nuda.
Il medioevo nipponico (1185-1867) è caratterizzato dalla figura al potere di un grande dittatore, lo Shogun, dal quale dipesero reggenti, ministri, la creazione di un governo militare itinerante e la creazione di un ordinamento politico di tipo feudale. In politica estera venne adottato un isolazionismo che, con l'avvento dei padri Gesuiti (secolo XVI), venne istituzionalizzato in modo assoluto.
Gli shogun che si susseguirono nel Giappone feudale rubarono il potere temporale all'Imperatore per quasi sette secoli, lasciandogli solo il potere spirituale. La situazione di crisi e di fermento, che seguì al ritorno degli Occidentali sul suolo giapponese, fu la causa del ritorno al potere temporale del Tenno, l'imperatore del Sol levante.
Dopo oltre due secoli di politica isolazionista da parte del governo dello Shogun, nel 1853 accadde che quattro navi statunitensi, comandate dal Commodoro Perry (1794-1858), entrarono nella baia di Edo – l'antica Tokyo – per chiedere con la forza di aprire i porti giapponesi ai giovani Stati Uniti ed instaurare rapporti commerciali. Il dibattito sulla risposta da dare a Perry entro un anno aprì una profonda crisi politica destinata a durare quindici anni.
Il 30 gennaio 1867, morì l'imperatore Komei e gli succedette il figlio Mutsuhito, meglio noto come imperatore Meiji (1868-1912). In seguito ai recenti sconvolgimenti socio-politici, l'ultimo Shogun si rese conto che un'ulteriore resistenza non avrebbe avuto alcun senso, per cui il 9 novembre presentò le dimissioni, subito accettate da Mutsuhito.
Con la fine dello shogunato e l'assunzione del potere politico da parte dell'imperatore Mutsuhito (1868) avvenne un estremo cambiamento che modificò radicalmente la politica estera, la politica interna e le usanze del paese del Sol levante.
Rinnovamento e occidentalizzazione (sia sotto il profilo tecnico che nei costumi) furono i principali temi scelti dalla classe politica filoimperiale, per recuperare il tempo perso dall'isolamento politico. Da quel momento, cominciarono a giungere in Giappone esperti di molte tecniche e scienze da ogni luogo, mentre giovani nipponici si recarono a studiare in numero sempre maggiore nelle università europee ed americane.
L'abolizione formale del feudalesimo venne accompagnata da indennità a nobili ed a Samurai in cambio della loro rinuncia agli antichi privilegi, beni che fornirono a questi l'incentivo per iniziare nuove attività economiche. Questo fattore assunse una fondamentale importanza per la velocità di sviluppo del paese poiché grazie ad esso, sin dai primissimi anni, la nascente industria giapponese si mantenne relativamente indipendente nei confronti delle ipoteche straniere.
Nel 1871 vennero definiti in maniera chiara e precisa i confini dell'arcipelago giapponese. In quell'anno, infatti, vennero annesse le isole Ryukyu – fino ad allora considerate in stato di semi-indipendenza e tributarie della Cina – e creata la Prefettura di Okinawa.
In seguito all'abolizione dello shogunato, la restaurazione imperiale traghettò il Giappone dal feudalesimo alla democrazia. La nuova struttura statale giunse anche in Okinawa, portando all'abolizione dei diritti della classe dei Samurai, tra cui lo stipendio annuale, il diritto a portare con sé le due spade, il privilegio della tipica acconciatura dei Bushi ecc.
In questo denso periodo di riforme, come già avevano accettato il Judo e il Kendo, anche il Tode venne sospinto a prestare l'austerità della sua disciplina per accrescere le qualità del crescente militarismo. Sostenuti dal Monbusho, il Ministero dell'Educazione, le Arti marziali (Budo), che accettarono di essere ammodernate vennero rese suggestive come Vie mediante le quali "gli uomini comuni possono costruirsi un'audacia fuori dal comune".
Appena divenuta prefettura giapponese, Okinawa conobbe la prima campagna di reclutamento di massa. Nel 1891, alcuni esperti di Tode si distinsero per le loro perfette condizioni fisiche. Sulla loro schede venne trascritto il motivo della loro tonicità e questo contribuì ad iniziare uno studio sul potenziale dell'Arte marziale locale. Questo fatto concorse ad introdurre il Tode nel programma di educazione fisica del sistema scolastico di Okinawa.
In seguito al manifestarsi di una campagna informativa sul Tode e delle prime dimostrazioni pubbliche avvenute nel 1901, un gruppo riuscì ad introdurre il proprio stile di Karate nella scuola elementare di Shuri, a Okinawa.
Nel 1904, il Maestro Anko Itosu eseguì una lezione di Tode dinanzi ai professori del Liceo e ai funzionari scolastici allo scopo di integrare la sua arte quale complemento al programma di educazione fisica. Riuscito nel suo intento, nel 1905 il Karate venne definitivamente integrato nei programmi della scuola superiore.
Nel 1905, Hanashiro Chomo (1871-1945), un noto Maestro di Okinawa utilizzò per primo il termine Karate in luogo dell'antico Tode.
Il primo esperto nativo di Okinawa che, già dal 1910, si trasferì dapprima ad Osaka e poi a Tokyo per insegnare regolarmente il Tode fu Choki Motobu (1871-1944).
La prima dimostrazione pubblica di Tode fuori di Okinawa avvenne nel maggio del 1922 ai Giochi atletici nazionali tenuti a Tokyo sotto l'egida del Ministero dell'Educazione. L'uomo che era stato invitato a dare quella memorabile dimostrazione era Gichin (leggi "Ghicin") Funakoshi, all'epoca presidente della Okinawa Shobu Kai (Organizzazione per la diffusione delle arti marziali). Essa fu un'autentica rivelazione. La notevole potenza distruttiva che era possibile accumulare in quest'arte giunse nel Giappone Centrale con numerosi appellativi come: Reimyo-tode, "Mano cinese miracolosa" e Shimpi-tode, "Mano cinese misteriosa".
Tra la fine degli anni '20 e l'inizio dei '30 il Karate divenne sempre più popolare presso tutti gli strati della popolazione, ma i maggiori entusiasti furono senza dubbio gli studenti universitari di Tokyo. Da essi nacquero diverse associazioni che scelsero Funakoshi come Direttore tecnico. Dopo questa data, altri Maestri di Karate giunsero da Okinawa nel Giappone Centrale.
Attorno al 1940, la prima "età dell'oro" del Karate, quasi tutte le maggiori università del Giappone giunsero a possedere un settore sportivo dedicato al Karate. Ma negli anni successivi, a causa della disfatta nel Pacifico, al bombardamento avvenuto su Tokyo e allo scoppio delle due bombe atomiche, l'arte della "Mano Vuota" conobbe un declino.
La stessa Okinawa, che dal 1609 fino al termine del secondo conflitto mondiale venne impedita sia nello sviluppo culturale che in quello economico, venne devastata nella primavera del 1945 dalle forze alleate fino al completo controllo dell'isola .
Alla capitolazione della guerra, il generale americano Mc Arthur proibì la pratica delle arti marziali in Giappone. Questo avvenne perché le arti da essa coltivate vennero ritenute l'anima dello spirito militarista della nazione sconfitta. Dopo un primo duro periodo, il Karate fu la prima arte marziale che riaprì le sue palestre, poiché ritenuta dagli alleati una semplice forma di pugilato.
Accortasi del grande valore commerciale del Karate, la risposta okinawense alla grave depressione economica del dopoguerra consistette nell'inaugurare un vasto numero di palestre di Arti marziali (Dojo) privati. Durante la guerra del Vietnam (1957-1975) Okinawa divenne un'importante base militare americana di rifornimento e la sua arte venne maggiormente assorbita dai militari che la occupavano. In seguito, parecchi isolani emigrarono per insegnare il Karate in tutto il mondo.
Il secondo grande conflitto aveva definitivamente spogliato il Giappone dalle mire espansionistiche della politica militaristica.
In un primo momento il governo americano ordinò la chiusura di tutte le palestre di Arti marziali iniziando da quelle di Kendo e di Judo. Quelle di Karate vennero chiuse per un periodo molto breve; probabilmente questo avvenne perché molti club dell'epoca si accordarono, chiamando boxe la propria arte. Dieci anni dopo la guerra, i club di Kendo e di Judo vennero legittimati e riaperti al pubblico.
Terminata la guerra, in seguito alle frequenti richieste di dimostrazioni pubbliche da parte delle forze alleate stanziate in Giappone, diversi esperti di Arti marziali vennero contattati perchè visitassero le basi militari e dimostrassero le loro arti.
Nel 1952, il Comando Strategico dell'Aviazione Militare degli USA inviò in Giappone un gruppo di giovani ufficiali e sottufficiali per studiare il Judo, l'Aikido ed il Karate, allo scopo di formare istruttori di educazione fisica. Tale gruppo si trattenne per tre mesi, svolgendo un programma particolarmente denso, studiando e praticando intensamente. Da allora iniziarono ad arrivare i primi gruppi di praticanti, cominciando dai militari delle forze Nato, americani ed europei.
E' da questa data che alcuni istruttori, su richiesta di molti praticanti, iniziano a formulare una serie di regole per poter competere nel combattimento libero.
Col crescere della popolarità del Karate, come era precedentemente successo per il Kendo ed il Judo, iniziò a farsi strada l'interesse agonistico per l'arte.
Grazie agli sforzi degli appassionati più giovani, nell'ottobre del 1957, pochi mesi dopo la morte di Gichin Funakoshi, si tenne il primo Campionato del Giappone di Karate. Esso venne patrocinato dalla Japan Karate Association (J.K.A.). Questo evento dette lo stimolo alla Federazione Universitaria di Karate a organizzare, soltanto un mese dopo il primo evento, un torneo studentesco, a cui assistettero migliaia di persone. Furono questi due eventi storici a rendere popolare il Karate, guadagnandogli numerosi adepti.
Dopo aver ottenuto il loro primo successo, i dirigenti della J.K.A, sognando di affermare l'idea del Karate agonistico a livello internazionale, inviarono i loro migliori tecnici nel mondo.
Nel 1964 nacque la prima Federazione mondiale di Karate. Essa si preoccupò di riunire i maggiori stili di Karate, allo scopo di controllare legalmente le singole organizzazioni, stabilire i gradi ufficiali, garantendone e regolando la certificazione dei sistemi di istruzione e delle attività competitive.