Le Caratteristiche Psicofisiche Giovanili


La sezione in oggetto è stata creata allo scopo di rispondere ad alcune delle più importanti domande effettuate dai genitori nei confronti degli educatori/allenatori. Essa è suddivisa in tre paragrafi:

- le caratteristiche psicofisiche del fanciullo (fino a 6 anni);
- le caratteristiche psicofisiche del preadolescente (fino a 10 anni);
- le caratteristiche psicofisiche dell'adolescente (oltre 11 anni);



Le caratteristiche psicofisiche del fanciullo (fino a 6 anni)


Da un punto di vista motorio, dopo aver conquistato la postura eretta, i bambini apprendono gradualmente i principi di lateralità corporea, ovvero come spostarsi nelle quattro direzioni (alto/basso, destra/sinistra, avanti/indietro, mantenersi al centro).
Un'altra loro caratteristica è la necessità di compiere movimenti più evidenti e pronunciati rispetto a quelli degli adulti, oltre alla naturale propensione nel cercare sempre più variazioni, quando occorre eseguire un particolare gesto, perché i fanciulli non amano la ripetitività. Occorre sottolineare che l'età prescolare corrisponde alla fase più importante per l'apprendimento motorio. Questo significa che, sebbene il fanciullo non sia in grado di apprendere i movimenti di un musicista, di un chirurgo o di un prestigiatore, se viene stimolato positivamente nell'infanzia, potrà apprendere gesti sempre più difficili in quantità e qualità maggiori rispetto ai coetanei, che non sono stati sufficientemente stimolati in questo periodo della loro vita.
La caratteristica psichica dominante dei bambini compresi fra i 3-7 anni è la loro forma di pensiero, forma che risulta agli antipodi rispetto al pensiero razionale degli adulti. In questa fase, il fanciullo crea pensieri caratterizzati da Animismo (gli oggetti parlano, vivono ed agiscono intenzionalmente) e da Magismo (pensare e parlare equivalgono ad agire: l'azione è immaginaria). Occorre anche ricordare che l'attenzione dei fanciulli è molto breve, perciò occorre particolare effervescenza nelle spiegazioni e mantenere così alta l'attenzione in questa età.
L'attività ludica infantile gioca un ruolo notevole nell'apprendimento della psicomotricità. Essa deve risultare anteriore all'apprendimento di una qualsiasi Arte marziale, ma può essere veicolata attraverso movimenti che ne mimino e ne introducano le tecniche. È interessante osservare che le primitive lotte tribali e gli stessi atteggiamenti difensivi contenuti nei Kata (gli esercizi formali) del Karate, contengono in nuce i comportamenti tipici dei cuccioli di ogni specie animale. Anche quando eseguiti in modo semplificato, questi movimenti hanno il valore di affrontare le problematiche derivanti dagli atteggiamenti aggressivi e della caccia che sono tipiche di ogni essere umano.



Le caratteristiche psicofisiche del preadolescente (fino a 10 anni)


Mentre i bambini più piccoli non sono ancora in grado di effettuare movimenti complessi, i giovani che si affacciano alla preadolescenza evidenziano problematiche più complesse, dove il corpo inizia a rispondere – a volte sorprendentemente – alle richieste della mente.
Da un punto di vista metabolico, il corpo dei ragazzi non è ancora pronto per essere allenato nelle qualità atletiche, poiché i vari tipi di forza e di resistenza iniziano ad evolversi un poco più tardi. Al contrario, le qualità coordinative come la flessibilità, la destrezza, l'equilibrio ecc. si sviluppano intensamente fra i 6-11 anni. Contemporaneamente allo sviluppo motorio, la psiche muta altrettanto repentinamente. Se la forma di pensiero dei fanciulli è caratterizzata da Animismo e da Magismo, nella preadolescenza il pensiero viene vissuto come assunzione di categorie. Per essere un po' più chiari, prendiamo ad esempio i concetti di spazio e di tempo e vediamo come cambiano nel corso dell'età evolutiva.
Per quanto concerne l'evoluzione del concetto di tempo, possiamo notare che, a 5 anni, l'interesse risulta pressochè generalizzato; a 5-6 anni avviene la differenziazione mattino/sera; a 6-7 anni quella di oggi-domani; a 7-8 anni quella di velocità-durata; a 8-9 anni quella di velocità-successione; a 9-11 anni il tempo inizia ad essere vissuto come un concetto globale e storico.
Analizzando l'evoluzione del concetto di spazio, possiamo altrettanto notare che, a 4-5 anni, viene descritto come spazio topologico ("sono qua"); a 6-7 anni diviene s. euclideo ("sono quassù, quaggiù, lassù, laggiù"); a 8 anni si tramuta in s. proiettivo ("mi vedo altrove…"); a 8-10 anni i ragazzi giungono infine al concetto di misurazione, ovvero al sistema metrico-decimale utilizzato da noi adulti.



Le caratteristiche psicofisiche dell'adolescente (oltre 11 anni)


I ragazzi che entrano nella pubertà hanno difficoltà a riconoscersi in ciò che sono stati fino a poco tempo prima, perché il loro corpo cambia giorno per giorno.
La pubertà coincide con quel periodo della vita compreso fra l'infanzia e l'età adulta, in cui si svolgono e completano i processi di natura somatica e sessuale. Questi processi di trasformazione avvengono grazie a sconvolgimenti ormonali, alla cui base risiedono le attività dell'ipotalamo e dell'ipofisi. È rilevante affermare che queste trasformazioni fisiche causano notevoli squilibri: l'aumento della statura deriva più dagli arti che dal tronco, le proporzioni del corpo si diversificano (nei maschi si allargano le spalle, nelle donne le anche). La pubertà femminile inizia circa ad 11 anni, perciò anticipa quella maschile che si aggira sui 13 anni; in entrambi i sessi, essa è caratterizzata dallo sviluppo dei caratteri sessuali secondari e termina con l'arresto della crescita di statura.
I caratteri sessuali secondari coincidono con quella serie di importanti cambiamenti fisici che porteranno i ragazzi a divenire, da esseri apparentemente "ermafroditi", ad esseri con caratteristiche sessuali ben identificabili anche da lontano. Questi caratteri portano alla capacità procreativa, alla diversa distribuzione delle masse muscolari, della crescita pilifera, secretiva e del grasso cutaneo, alla mutazione della laringe (voce) ed alla differenziazione dei processi mentali, tuttora al vaglio della comunità scientifica. Più specificatamente, nei maschi aumenta la dimensione dei testicoli, lo sperma diviene fecondo, la massa muscolare e la conseguente forza aumenta soprattutto negli arti, crescono i peli e la barba, il grasso dei maschi inizia a depositarsi nell'addome e la voce diviene più grave. Nelle femmine, invece, si giunge alla prima mestruazione (menarca), allo sviluppo delle ghiandole mammarie, ad una bilanciata crescita muscolare e pilifera, e ad un deposito dei grassi cutanei dislocati soprattutto nei glutei, nelle cosce e nelle braccia.
Oltre alla crescita ed allo sviluppo dei caratteri sessuali secondari, si modificano anche i processi metabolici, il sistema nervoso centrale e l'attività ormonale. Più in particolare, il metabolismo, che dipende dall'apparato cardiocircolatorio e respiratorio, mette a punto la capacità aerobica già nella fase pre-puberale, mentre la capacità anaerobica si forma più tardi. Il sistema nervoso centrale, dal quale dipendono la rapidità dei movimenti e l'affinamento della coordinazione muscolare, completa la sua maturazione già nel periodo puberale. L'attività ormonale, dal quale dipendono anche le prestazioni fisiche ed intellettuali, è la causa delle particolari variazioni d'umore.
Mentre la pubertà implica semplicemente una maturazione fisica, il termine adolescenza contempla anche gli aspetti fisiologici e psichici. Per quanto concerne la pre-adolescenza femminile, è possibile affermare che essa inizia prima rispetto all'altro sesso, poiché comporta una diversa maturazione anche a livello psichico. Da un punto di vista organico, si è notato che il passaggio dalla vita rurale a quella industriale e tecnologica ha portato ad un'accelerazione della crisi puberale (all'inizio del 1900 la prima mestruazione avveniva circa a 15,5 anni, mentre ora avviene verso gli 11,5 anni). Gli scienziati credono che questi cambiamenti siano dovuti ad un bombardamento di stimoli – tipico della vita di città con forte densità di popolazione – che hanno portato ad un'accelerazione dell'attività cerebrale ed endocrina.
Lo sviluppo fisico viene generato da fattori sia endogeni che esogeni. I fattori endogeni coincidono con l'ascendenza individuale, col ceppo e la razza d'appartenenza, col sesso del soggetto e con lo stato di salute del sistema endocrino. I fattori esogeni sono imputabili all'alimentazione (qualità e quantità degli alimenti), all'ambiente (fattori geofisici e climatici), a fattori socio-economici, a fattori igienico-sanitari ed al grado di attività motoria. I fattori interni che determinano le crisi dello sviluppo provengono da un insieme di altri fattori che possiamo catalogare in diverse aree: a. affettiva, a. intellettuale, a. sessuale ed a. sociale. Da questi fattori derivano due fattori ulteriori: l'immagine corporea e la crisi d'identità.
L'area affettiva dipende molto dalle trasformazioni morfologiche del viso e del corpo che passano attraverso un provvisorio imbruttimento ed a un momento di insicurezza motoria, entrambi derivati dalle rapide evoluzioni fisiche. Da questi fattori, che generano uno stile di vita sensibile a tutti gli influssi ed una conseguente ricerca di adattamento, si genera la timidezza.
Lo sviluppo intellettuale dipende dalla mutazione del pensiero che, da concreto, diviene gradualmente astratto. Il reale (qui ed oggi) diventa secondario rispetto al possibile (il domani, forse). Questo cambiamento determina un sentimento di onnipotenza che li rende molto ragionatori e poco ragionevoli. Da questo sviluppo dipendono la nascita delle teorie astratte, dei sistemi filosofici e delle idee utopiche. Dalla capacità di riflessione e di critica nasce il desiderio di cambiamento che porterà il/la giovane alla formazione di una propria identità personale. Lo sviluppo sessuale dipende da un'evoluzione della sensazione del piacere, che passa prima dalla bocca (fase orale), poi dalle feci (f. fecale) per poi consolidarsi nell'aera genitale (f. sessuale). Quest'ultimo cambiamento della localizzazione del piacere determina, in un primo momento, la percezione del sesso come un elemento estraneo ed autonomo; al/alla giovane sembra che le pulsioni sessuali vadano e vengano senza un apparente legame con la propria persona. In sintesi, la sessualità viene vissuta come un'imposizione sull'individuo anziché come una sua espressione. In questa fase la sessualità viene spiritualizzata, idealizzata e sublimata. Col tempo e più che nei maschi, le femmine tendono a legare la gratificazione erotica con l'autostima, la rassicurazione, l'affetto e l'amore.
La socializzazione riveste un'enorme importanza, in quanto contribuisce a formare la personalità. Entrando in contatto con la società estranea alla famiglia biologica, l'adolescente è chiamato ad assumere dei ruoli che lo/la orientano verso determinati valori, dai quali scaturiscono nuove motivazioni, atteggiamenti e scelte comportamentali. La socializzazione avviene attraverso due gruppi: il gruppo di riferimento (che simboleggia l'aspirazione e l'idealizzazione) è quello degli adulti al quale l'adolescente desidera appartenere; l'adesione al gruppo di riferimento è però mediata dal gruppo dei pari (che simboleggia l'idea di protezione e di libertà). Il processo di aggregazione risulta l'incontro di questi due momenti. A questo proposito, occorre sottolineare che ogni associazione sportiva favorisce sia il raggiungimento dello scopo primario (il desiderio di aggregazione, che consiste nel soddisfare i bisogni emotivi e sociali dei membri) che del secondario (gli obiettivi specifici e limitati, che vincolano le persone ad un ruolo ben definito). La psicologia dell'età evolutiva enuncia questi ruoli come "imposti" o "contrattuali", cioè involontari o volontari.
L'immagine corporea di ognuno di noi proviene dal modo con cui percepiamo il nostro corpo. Quest'immagine deriva dalla somma di quattro componenti: auto-percezione fisica (come credo di essere), fattori interiorizzati (come sono veramente), pressioni ambientali (come vogliono gli altri che io sia) ed immagine corporea ideale (come vorrei essere). Le frustrazioni derivano da esperienze che possono generare narcisismo ed un'errata immagine di virilità/femminilità. Il narcisismo dipende strettamente dalla valutazione positiva o negativa che proviene dai genitori. Occorre sottolineare che l'idea di virilità o di femminilità è più spesso connessa all'immagine prodotta dai mass-media, (pubblicità, stampa, cinema, televisione, teatro, internet ecc.).
Concludendo, la crisi d'identità è quel fenomeno che interviene nel tragitto che separa la perdita di un'identità precisa (proveniente dalla famiglia) da quella di cui l'adolescente si rende artefice. Da questa crisi dipende il comportamento ribelle nei confronti della famiglia. A questo punto occorre ricordare che molti dei fallimenti sperimentati dal/dalla giovane sono dovuti non tanto alla sua incapacità, quanto al fatto che le richieste di cambiamento sono molte e devono, ahimè, essere tutte affrontate nel periodo in cui tutte le sue energie sono rivolte altrove, ovvero nello sforzo di sviluppare la propria sessualità.
Anche la sessualità merita di essere spiegata, ma poiché risulta complessa, ci limitiamo a citare le sue principali componenti: il sesso biologico e l'identità sessuale, cioè il vissuto delle idee di virilità/femminilità ed il comportamento rispetto al proprio ruolo.