L'Arte marziale a mano nuda oggi conosciuta come Karate-dō (空手, lett. "Via della Mano vuota") era anticamente chiamata Tode (唐手, lett. "Mano cinese") a causa dell'evoluzione che ebbe nei confronti di varie discipline cinesi. In questo sistema, il termine "mano" deve essere inteso come "tecnica di combattimento". L'arte del Kobu-dō (古武道, lett. "Antica Via marziale") che presuppone l'utilizzo delle armi bianche tradizionali era chiamata, nell'antichità, Kobu-jutsu (古武術, lett. "Antica tecnica marziale"). Il suffisso etico dō, comune alle arti del Karate-dō e del Kobu-dō, oggi è lontano dal jutsu, concetto che implica la necessità di sopravvivenza delle origini. Queste antiche Arti del combattimento nacquero nell'antico regno di Ryūkyū (琉球), un arcipelago giapponese che oggi coincide con la Prefettura di Okinawa (沖縄本島, Okinawa-hontō).
Nell'antichità, l'isola di Okinawa (Okinawa-jima,沖縄島) era priva di risorse naturali: la sua sopravvivenza era affidata alla pesca, alla raccolta dei molluschi ed alle flebili risorse agricole, a causa della scarsità dei minerali ferrosi e della conseguente carenza di attrezzi agricoli. La fortuna di questa civiltà deriva principalmente dalla sua ubicazione geografica che, dall'inizio del secolo XIV, favorì la nascita di un fiorente commercio con le popolazioni del Sud-est Asiatico.
In Giappone, prima del secolo XIV, mentre andava preparandosi l'ascesa al potere della classe dei Samurai – potere che detennero dal 1185 al 1868 – la situazione politica era caratterizzata da lotte intestine su vasta scala per l'ottenimento del potere militare.
Nel periodo antecedente al secolo XIV, sul suolo di Okinawa esistevano due semplici sistemi di combattimento a mano nuda: il Te-gumi ed il Kakuto-jutsu. Il Te-gumi coincideva con una forma di lotta popolare comune a molte culture, per certi versi simile al Sumo; questa forma di lotta era considerata importante dagli anziani del villaggio poiché, contribuendo alla formazione del fisico e della volontà nei giovani, veniva ritenuta un'ottima introduzione al combattimento con le percussioni. Il Kakuto-jutsu era una forma di combattimento arcaica comune a molte isole dei Mari del Sud; in essa si utilizzano le percussioni più semplici, prevalentemente di pugno e di calcio, le cui tecniche di gamba venivano prevalentemente rivolte alle gambe o al pube. In seguito, la pratica di questa disciplina venne approfondita dagli autoctoni Okinawensi, progressivamente con l'aumentare dei contatti e degli scambi culturali con le altre popolazioni asiatiche, fino alla costituzione di quei sistemi oggi conosciuti come Karate.
Per quanto concerne il Kobudō, l'Arte marziale propriamente detta, che studia le Armi bianche ed i comuni utensili dei contadini come quelle dei pescatori, possiamo affermare che sperimentò concretamente la guerra durante il cosiddetto periodo Sanzan (1314-1429), epoca di disordine in cui la nazione di Ryūkyū era divisa in tre regni in guerra tra loro, poiché i sovrani della "Montagna del sud" (Osato aji, di Nanzan), della "Montagna del nord" (Nakijin aji di Hokuzan ) e della "Montagna di mezzo" (Re Tamagusuku di Chuzan) erano ininterrottamente astiosi. Durante questo periodo, vennero sviluppate nuove armi e ingegnosi metodi di costruzione delle fortezze.
Nel 1368, in Cina, accadde che l'odiata dinastia mongola degli Yuan (1279-1368) venne spodestata a favore della dinastia Ming (1368-1644). Conseguentemente a questo fatto, Hung Wudi, il nuovo "Imperatore celeste", inviò ambasciatori in tutti i regni vicini per informarli della notizia. Saputo il fatto, i tre sovrani di Ryūkyū tentarono, ognuno indipendentemente dall'altro, di allacciare rapporti diplomatici col nuovo sovrano cinese. Nel 1372, Satto (1350-1395), il successore di Tamagusuku, fu il primo aji che riuscì a stabilire un contatto con la nuova dinastia cinese. In seguito a quest'astuta iniziativa, l'Imperatore cinese allacciò una relazione di vassallaggio con Ryūkyū, assegnando a Satto, nel 1374, l'investitura ed il sigillo di sovrano dell'isola. In seguito, i successori di Satto unificarono l'isola di Okinawa ed estesero il loro regno alle Isole Amami, oggi Prefettura di Kagoshima, fino alle Isole Sakishima prossime a Taiwan.
La conseguenza dello stabilimento delle relazioni commerciali con la Cina fu la nascita di un fiorente polo commerciale, la cui funzione consisteva nel ricongiungere le rotte tra i porti del continente – principalmente dalle provincie cinesi del Fukien e dello Kwantung – con gli stati del Champa (attuale Vietnam), del Siam (attuale Thailandia), della Malacca (attuale Malesia Occidentale), di Giava e Sumatra (attuale Indonesia) e delle Filippine.
Grazie alle ricchezze appena acquisite, Shō Hashi (1371-1439), il nuovo sovrano di Chūzan e vassallo della Cina dei Ming, recò grande importanza all'agricoltura, acquistando ingenti quantità di ferro dalle navi mercantili giapponesi e generando così un incremento della capacità produttiva. In tal modo, in pochi decenni, Shō Hashi giunse a creare un piccolo esercito regolare col quale conquistò gli altri due regni e riuscì, nel 1429, ad unificare Ryūkyū.
Il lungo ed illuminato governo centralizzato di Shō Shin (1477-1526), discendente di una seconda linea dinastica, pose fine al feudalesimo nel regno di Ryūkyū. Per attuare la sua politica, il monarca, nel 1504, costituì un'amministrazione civile e fissò la capitale a Shuri dove, nel 1509, fece costruire l'omonimo castello e la famosa Shurei no mon. Fu così che conquistò le isole prossime ad Okinawa e fece costruire nuove fortificazioni, in modo da poter meglio controllare le coste dai pericolosissimi pirati giapponesi, i wako.
Conseguentemente a questi fatti, proibì a coloro che non appartenevano alla casta dei Bushi o Bujin (武士, lett. "Guerrieri") di possedere spade, archi, frecce ecc. Queste armi divennero di proprietà nazionale e fu deciso che le armi sarebbero state utilizzate solo per questioni di difesa nazionale. Queste armi dovevano essere custodite nei forzieri di stato, per evitare pericolose ripercussioni da parte dei nobili. Fu così che Shō Shin attuò una gerarchia tra i nobili locali (Aji), obbligandoli a risiedere a corte, per poterli controllare più efficacemente, proprio come più tardi fecero Iemitsu Tokugawa (1604-1651), il terzo shogun dell'omonima dinastia in Giappone e Luigi XIV (1638-1715) in Francia. Da un punto di vista storico, questo decreto testimonia il motivo per cui gli Okinawensi iniziarono da allora a coltivare alcuni metodi di autodifesa. A conclusione di questo periodo, occorre anche ricordare che, nel 1553, durante il regno di Shō Sei (1527-1555), fu costruito il castello Yarazamori e l'anno successivo altre due roccaforti nel porto di Naha, per proteggere la nazione dall'invasione dei nemici.
Un fatto fondamentale per la modernizzazione dello stato di Ryūkyū e, conseguentemente, per l'evoluzione delle Arti marziali, fu il fatto che, nel 1393, dietro richiesta del re Satto, un gruppo di immigrati provenienti dalla provincia cinese del Fujian si insediò nei limiti di Naha, il capoluogo dell'attuale Okinawa. In questo luogo chiamato Kuninda (Kume in lingua giapponese), venne creato il villaggio murato noto come delle "trentasei famiglie", cinesi i cui discendenti rimasero chiusi per secoli alle influenze autoctone. Questo villaggio divenne la residenza dei diplomatici cinesi, dei messaggeri, degli interpreti e di professionisti di varia natura. Privilegio e compito di questa comunità consisteva nell'occuparsi della redazione degli scritti ufficiali, di controllare e consigliare le scelte di chi deteneva il potere, di diffondere moderne tecniche in ambito artigianale come la fabbricazione della carta e dei libri, la laccatura, l'edilizia e l'architettura, la divinazione ed i riti, l'etica di Confucio e la musica cinese ma, soprattutto, perfezionare l'arte della navigazione e della costruzione navale oltre ad aggiornare le varie tecniche produttive.
Kume divenne il luogo ove i nobili di Okinawa potevano imparare la lingua, la cultura e le usanze cinesi. Questa comunità non viveva isolata dalla sua cultura originaria; essa intratteneva regolari contatti con la madrepatria in occasione della visita delle varie delegazioni, inviate dall'imperatore cinese che era incaricata di accogliere. Queste delegazioni giungevano in risposta all'invio dei preziosi tributi inviati all'Imperatore cinese, tributi che occorreva difendere, più di ogni altra cosa, dai saccheggi operati dai wako, i feroci pirati giapponesi. Gli ambasciatori di queste navi tributarie erano nobili di rango Peichin e la ciurma era composta da giovani nobili che dovevano sottoporsi per diversi anni ad uno speciale addestramento, prima di salpare da Ryūkyū e raggiungere la corte imperiale a Pechino. Per poter effettuare questa missione, tali equipaggi venivano allenati nelle Arti marziali all'interno delle mura di Shuri dagli esperti cinesi residenti a Kume o dalle guardie del corpo dei Sapposhi – gli alti dignitari cinesi – ad una cerchia privilegiata, costituita dai figli primogeniti del sovrano e della nobiltà locale. Questo particolare addestramento veniva effettuato sia a mano nuda che con le armi tipiche dell'odierno Kobu-dō: spade (banto), lance (yari), fiocine (nunti), scudi (tinbei) e sansetsukon, per non parlare dei remi, che erano considerati estremamente efficaci. Oltre a questo addestramento, i giovani nobili di Ryūkyū ricevevano istruzioni sull'uso delle frecce incendiarie, delle armi da fuoco e dei cannoni in un luogo prossimo alla città di Naha.
Le Arti marziali cinesi che giunsero nelle Ryūkyū vennero chiamate dalla popolazione locale Ti, abbreviazione di Ryūkyū udun-ti, ovvero "Tecnica di Palazzo (del monarca) di Ryūkyū". Tale arte marziale appare più simile all'odierno Aikidō che alle tecniche basilari del Karate a causa del largo uso di evolute tecniche di presa, leve articolari e proiezioni. Questa tecnica è giunta fino a noi grazie ai discendenti della nobiltà di Okinawa. Ma mentre il Ti proveniente dalla sede del sovrano a Shuri rimase veramente segreto fino al 1970, furono i sistemi dl Tode nati a Shuri, a Naha e a Tomari che diedero i natali agli stili di Karate che conosciamo oggi. Occorre tuttavia specificare che, quello che noi Occidentali consideriamo il sistema "Mano-vuota" è, fino al periodo in cui l'arte non iniziò ad essere divulgata nelle scuole di Okinawa (1901), un sistema che comprendeva sia l'esercizio del combattimento a mani nude (l'odierno Karate), sia quello effettuato con le armi di derivazione agricola, dei pescatori e poliziesca (l'odierno Kobudō). E' solo all'inizio del secolo XIX che le tecniche armate di Okinawa vennero insegnate separatamente da quelle praticate a mano nuda.
Nel 1609, il feudatario di Satsuma diede l'ordine di invadere il regno di Ryukyu grazie al permesso accordatogli dallo Shogun, il massimo dittatore del Giappone feudale. Tale conquista fu relativamente facile, in quanto la popolazione dell'isola possedeva pochissime armi. Il fatto che la Cina non fosse intervenuta militarmente per difendere il proprio feudo è dovuto all'astuzia degli invasori giapponesi che obbligarono il popolo appena conquistato a pagare tributi sia al Giappone che alla Cina.
Allo scopo di mantenere lo status quo appena raggiunto, il clan Satsuma rinnovò con maggiore vigore dei precedenti governanti il bando sul possesso delle armi. Tra i vari effetti, questo divieto pose anzitutto il veto sull'accesso dei nobili di Ryūkyū alla sala delle arti marziali (Bugeiza) che si trovava all'interno del castello di Shuri. Fu a questo punto che i guerrieri di livello più alto provenienti da Shuri e da Naha, iniziarono a porre una forte enfasi sull'erudizione, aspetto che si manifestò attraverso molte arti, fra cui il Cha-dō, lo Sho-dō ed il Bonsai-dō, rispettivamente "Via del the", "Via della calligrafia" e "Via della pianta in vaso". Difatti, grazie alla profonda influenza della Cina, dove l'istruzione era prioritaria sulle arti marziali, concetti come Bunbu ryōdō (lett. "Cultura ed Arti marziali sono entrambi Vie etiche") e Bunbu kenshu (lett. "Arte letteraria ed Arte militare sono una maggiore e una minore") si diffusero per tutto il regno di Ryūkyū. Ma piegando la popolazione alle proprie mire, il clan Satsuma non fece altro che stimolare ulteriormente la necessità di addestrarsi nelle Arti marziali, sia quelle praticate a mano nuda sia con i più svariati attrezzi, utensili creati con forte spirito inventivo dai contadini e dai pescatori che oggi fanno parte del repertorio del Kobudō di Okinawa. Fu da questo momento che la pratica del Kobudō, come era prima successo per le Arti marziali a mano nuda, iniziò ad essere insegnata nella totale segretezza.
Le prime tecniche marziali divulgate nei ceti più umili di Okinawa giunsero nel periodo immediatamente successivo all'invasione del clan Satsuma (1609) grazie ai Samurai giapponesi. Fu infatti il signore di Shimizu ad incaricare che un esperto insegnasse diverse tattiche difensive – allora provenienti dall'antico Yawara – agli agricoltori locali. Questo insegnamento venne effettuato per creare una prima linea difensiva clandestina, per potere difendere le nuove proprietà del clan Satsuma. Questa tradizione non-guerriera è giunta ai giorni nostri mimata nelle Eisa e nelle Mekata, rispettivamente: gli orgogliosi balli folkloristici dei giovani eroi e le lente danze femminili di Okinawa .
Le Arti marziali di derivazione cinese, invece, furono introdotte attraverso tre canali principali. Il primo contributo venne dai viaggiatori provenienti dalla Cina, per la maggior parte ufficiali delle delegazioni militari cinesi; il secondo da parte dei Cinesi che trovarono residenza stabile in Okinawa; il terzo dagli abitanti autoctoni che viaggiarono in cerca di fortuna in Cina. Il maggiore veicolo del terzo canale furono i Ryugakusei, studenti che seguivano un corso all'estero a spese del governo o a spese proprie. Mentre molti nobili provenienti da Shuri e Naha venivano spediti in Cina e, grazie alla loro condizione di ospiti, finanziati dallo stato perché ricevessero vitto, alloggio ed istruzione gratuiti (non ultima quella ottenuta nelle Arti marziali grazie a famosi esperti controllati dall'impero cinese), gli studenti privati dovevano preoccuparsi di trovare un modo per guadagnarsi da vivere, pagando rette salate per potersi allenare con maestri di rilievo. La storia di Ryūkyū riporta anche che un ulteriore canale complementare fu quello dei monaci-guerrieri e dei falsi mendicanti – probabilmente spie imperiali cinesi – che lasciarono comunque importanti segni della loro maestria nelle Arti marziali ai giovani di Ryūkyū che appresero le loro arti.
Occorre sottolineare che, prima del 1879, le arti marziali ad Okinawa erano riservate quasi esclusivamente alle famiglie nobili per motivi inculcati dalla filosofia confuciana o per motivi economici. Col trascorrere del tempo, l'Arte marziale cinese dapprima insegnata alle classi privilegiate assunse diverse forme, adeguandosi gradualmente agli stili di vita delle classi sociali inferiori, dando così origine a nuovi Metodi di combattimento. Questo fatto avvenuto nel segreto si concentrò in tre villaggi che divennero famosi, soprattutto fra il XVII e il XIX secolo, per aver sviluppato i tre principali stili di combattimento dell'isola: Shuri-te, Tomari-te e Naha-te.
Dal villaggio adiacente il castello di Shuri, nella seconda metà del secolo XIX, nacque la prima scuola di Tode ad opera di Matsumura Sokon (1809-1899), un bushi professionista proveniente da una nobile famiglia locale. Fu un grande maestro di Tode, vassallo e personale guardia del corpo di tre sovrani di Ryūkyū: Shō Kō, 1804-1828; Shō Iku, 1829-1847; Shō Tai, 1848-1879. Per gli esperti di Okinawa, Matsumura rappresenta il passato del Karate e del Kobudō e, perciò, rappresenta l'autenticità della trasmissione.
La città di Tomari, ospitava il porto dell'attuale Naha ed era perciò abitata da marinai, portuali e pescatori, gente di poche parole e spesso attaccabrighe, ad eccezione dei contadini. Il Tomari-te è definito un ramo dello Shuri-te perché l'autonomia di questa scuola non durò a lungo.
La città di Naha, situata in prossimità della comunità cinese di Kume, ospitava artigiani, artisti, commercianti e professionisti. Come nel caso di Shuri, Naha era una città tranquilla, i cui abitanti erano persone dedite ad una enormità di lavori distinti.
A differenza delle scuole precedentemente descritte, il Naha-te era lo stile che si discostava di poco dall'insegnamento ortodosso dei Cinesi di Kume, il cui stile era per la maggior parte connesso ai sistemi di combattimento provenienti dal Fujan.
Sebbene questi nomi siano quelli più comunemente utilizzati, poiché coniati dai burocrati giapponesi subito dopo l'abdicazione dell'ultimo sovrano di Ryūkyū (1879), i termini precedentemente utilizzati dagli esperti di Arti marziali per differenziare il nome del loro stile da un altro erano: Shorin-ryu e Shorei-ryu. Il primo comprendeva le tecniche provenienti dalle aree di Shuri e di Tomari, il secondo dalla zona di Kume e di Naha.
Nelle campagne di Okinawa, quando un primogenito entrava nella fase adolescenziale, era quasi sempre costretto ad allenarsi in un gruppo. Inoltre, il giorno della sagra del villaggio, era attesa comune che ciascuno partecipasse, interpretando balli a contenuto marziale (eisa) ed esibizioni col bastone, in un modo più ludico che marziale, mentre tutto intorno c'era un gran baccano di flauti, tamburi, gong, sanshin (liuto di tipo Shamisen a tre corde) e petardi. Viceversa, gli esperti di arti marziali di Shuri e Naha sceglievano di addestrare i fanciulli fin dalla più tenera età (e perciò non ancora adolescenti) e solo coloro che risultassero predisposti all'addestramento marziale, addestramento che risultava meticoloso come avviene oggi solo per le persone più dotate. Anche nel qual caso si fosse divenuti formalmente discepoli, per i primi tre anni vi era un periodo di apprendistato durante il quale veniva esaminata l'indole dell'allievo. Le applicazioni al combattimento venivano insegnate solo a coloro che superavano questa prova, nonostante la consuetudine che i segreti più importanti venissero tramandati poco prima che il Maestro morisse. Questo duro règime inculcava nei giovani il comportamento, il modo di camminare e gli atteggiamenti quotidiani che ogni bujin doveva tenere nell'età adulta, affinché sviluppasse una cultura ed un assetto mentale appropriati. Chiaramente il requisito fondamentale era che fossero di nobili origini, requisito che nemmeno un ricco agricoltore poteva comprare. E siccome ci si allenava in segreto nell'oscurità della notte o all'alba, in luoghi che nessuno potesse immaginare, le lezioni di arti marziali erano taciturne e rozze poiché non lasciavano spazio a futilità, enfatizzando più la tecnica marziale che l'estetica. Le tecniche come lo spirito, cioè un atteggiamento mentale corretto, venivano ereditati minuziosamente con un grande senso pratico e sempre orientati al combattimento reale.
Per quanto concerne l'istruzione dei sovrani, le informazioni non sono sopravvissute alla storia. Una volta affidato e accettato il loro compito, i Maestri di arti marziali di corte non potevano insegnare le loro tecniche fuori dal palazzo. Tuttavia, quando andavano in pensione, era costume che tramandassero loro conoscenza ad un pubblico più ampio. Come nel caso di Sokon Matsumura, furono soprattutto i bujin residenti nelle prossimità del castello di Shuri che tramandavano questo insegnamento alle generazioni future.
È doveroso affermare che i bujin detestavano enormemente l'atto di mischiare le autentiche Arti marziali con le danze dei villaggi: se si fossero messe le Arti marziali sullo stesso piano delle eisa, il popolo avrebbe potuto facilmente schernirle, motivo per cui l'atto di apprendere le Arti marziali come si impara a danzare, era un atteggiamento inammissibile e indecente per un bujin.
Focalizzata sui guerrieri del castello di Shuri, le autentiche Arti marziali si sono diffuse a Shuri, a Naha e a Tomari, per essere assorbite nei kata conservati fino ai giorni nostri. Tuttavia, dopo la seconda guerra mondiale, la popolazione dovette spostarsi frequentemente e ciò spiega perché molte persone cominciarono a studiare il Karate ed il Kobudō in altri luoghi lontani da Shuri, Naha e Tomari. Nel secolo scorso, vennero aperti al pubblico molti dojo e, a poco a poco, la differenza tra i territori svanì. È doveroso osservare che, ancora oggi, molti kata di Karate, così come i nomi di molte scuole (kai-ha) e stili (ryu-ha) di Karate , si riferiscono a nomi cinesi. Al contrario, i nomi di quasi tutti i kata di Kobudō derivano da nomi propri, appellativi o località tipici di Okinawa.
Il medioevo nipponico (1185-1867) è caratterizzato dalla figura al potere di un grande dittatore, lo Shogun, dal quale dipesero reggenti, ministri, la creazione di un governo militare itinerante (Bakufu o "Governo della tenda") e la creazione di un ordinamento politico di tipo feudale. In politica estera venne adottato un isolazionismo che, con l'avvento dei padri Gesuiti (secolo XVI), venne istituzionalizzato in modo assoluto.
Gli Shogun che si susseguirono nel Giappone feudale rubarono il potere temporale all'Imperatore per quasi sette secoli, lasciandogli solo il potere spirituale. La situazione di crisi e di fermento, che seguì al ritorno degli Occidentali sul suolo giapponese, fu la causa del ritorno al potere temporale del Tenno, l'imperatore del Sol levante. Dopo oltre due secoli di politica isolazionista da parte del governo dello Shogun, nel 1853 accadde che quattro navi statunitensi, comandate dal Commodoro Perry (1794-1858), entrarono prima nella baia di Naha in Okinawa e poi nella baia di Edo, l'antica Tokyo. Qui l'ammiraglio chiese con la forza di aprire i porti giapponesi ai giovani Stati Uniti nel tentativo di instaurare rapporti commerciali. Il dibattito sulla risposta da dare a Perry entro un anno aprì una profonda crisi politica destinata a durare quindici anni.
Il 30 gennaio 1867, morì l'imperatore Komei e gli succedette il figlio Mutsuhito, meglio noto come imperatore Meiji (1858-1912). In seguito ai recenti sconvolgimenti socio-politici, l'ultimo Shogun si rese conto che un'ulteriore resistenza non avrebbe avuto alcun senso, per cui il 9 novembre presentò le dimissioni, subito accettate da Mutsuhito.
Con la fine dello shogunato e l'assunzione del potere politico da parte del giovane Imperatore, avvenne un estremo cambiamento che modificò radicalmente la politica estera, la politica interna e le usanze del paese del Sol levante. "Rinnovamento e occidentalizzazione" (sia sotto il profilo tecnico che nei costumi) furono i principali temi scelti dalla classe politica filoimperiale, per recuperare il tempo perso dall'isolamento politico. Da quel momento, cominciarono a giungere in Giappone stranieri esperti in molte tecniche e scienze, mentre giovani ryugakusei si recarono a studiare in numero sempre maggiore nelle università europee ed americane. L'abolizione formale del feudalesimo venne accompagnata da indennità a nobili ed a Samurai in cambio della loro rinuncia agli antichi privilegi, beni che fornirono a questi l'incentivo per iniziare nuove attività economiche. Questo fattore assunse una fondamentale importanza per la velocità di sviluppo del paese poiché grazie ad esso, sin dai primissimi anni, la nascente industria giapponese si mantenne relativamente indipendente nei confronti delle ipoteche straniere.
Nel 1871 vennero definiti in maniera chiara e precisa anche i confini dell'arcipelago giapponese. In quell'anno, infatti, vennero annesse le isole Ryukyu – fino ad allora considerate in stato di semi-indipendenza e tributarie della Cina, dalle cui ceneri nacque la Prefettura di Okinawa.
In seguito all'abolizione dello shogunato, la restaurazione imperiale traghettò il Giappone dal feudalesimo alla democrazia. La nuova struttura statale giunse anche in Okinawa, portando all'abolizione dei diritti della classe dei Samurai, tra cui lo stipendio annuale, il diritto a portare con sé le due spade, il privilegio della tipica acconciatura dei Bujin ecc. L'ex sovrano ed i principi ereditari vennero elevati al rango di Pari; i nobili di rango più alto elevati a shizoku o ex-samurai e le classi più umili provenienti dalle città e dai campi vennero qualificate come persone non nobili, per equipararle al sistema sociale delle altre prefetture. Dunque, la nobiltà di Shuri venne smembrata e più di 360 famiglie nobili e circa 1800 ufficiali governativi persero il loro status. Dopo aver lasciato la città, gli shizoku andarono a vivere in campagna ed iniziarono ad occuparsi di agricoltura senza avere nessuna esperienza. Mentre il mondo e la nuova società andavano quietandosi, alcune Arti del combattimento antiche, anziché evolversi come Arti marziali, divennero un modo per gli abitanti dei villaggi di socializzare, trasformandosi in gruppi che si esibivano nelle sagre. Così le tecniche originali iniziarono lentamente a dissolversi. Il risultato della trasformazione in attività ludica il cui scopo principale era divertire, avvenne che l'autentica arte originaria non venne più insegnata, così come venne messo da parte lo studio dei punti vitali ed altri aspetti importanti e più interiori nello studio del combattimento. Ma la cosa più sorprendente è il fatto che gli esperti, che avevano sostenuto con successo la tradizione marziale, vennero messi sullo stesso piano degli attori che recitavano le danze marziali al ritmo degli strumenti musicali. Questo fatto conferma che le danze Eisa si basano su creazioni individuali.
In questo denso periodo di riforme, come già avevano accettato i Maestri di Judo e di Kendo, anche gli esperti di Tode vennero sospinti a prestare l'austerità della loro disciplina per accrescere le qualità del crescente militarismo. Sostenuti dal Monbusho, il Ministero dell'Educazione, le antiche tecniche di Bu-jutsu che accettarono di essere ammodernate in Bu-do vennero rese suggestive come Vie mediante le quali "gli uomini comuni possono costruirsi un'audacia fuori dal comune".
Appena divenuta prefettura giapponese, Okinawa conobbe la prima campagna di reclutamento di massa. Nel 1891, alcuni esperti di Tode e di Kobu-jutsu si distinsero per le loro perfette condizioni fisiche. Sulla loro schede venne trascritto il motivo della loro tonicità e questo contribuì ad iniziare uno studio sul potenziale dell'Arte marziale locale. Questo fatto concorse a richiedere le prime dimostrazioni pubbliche e l'introduzione del Tode nel programma di educazione fisica del nuovo sistema scolastico di Okinawa.
Secondo la visione attuale, il motivo che più di tutti contribuì a preservare il Karate e il Kobudō dalla corruzione del tempo si ritiene che provenga dal sentimento delle classi nobiliari decadute. Infatti, con l'aumento delle difficoltà economiche derivate dall'iniqua tassazione, l'unico motivo di distinzione che i nobili di Okinawa giunsero a vantare nei confronti dei ceti più poveri consisteva nella conoscenza delle Arti marziali. Questo tipo di "conoscenza" giunse a determinare più un privilegio che una necessità vera e propria trasformandosi, da necessità difensiva, a mero motivo di fierezza rimasto alla nobiltà decaduta. Ancora oggi, infatti, si ritiene che il carattere clandestino ed esoterico nella trasmissione del Karate e del Kobudō derivi molto più da questo motivo che dalla necessità di non essere scoperti dagli antichi invasori.
Concludendo, il Kobudō deriva dalla necessità di sopravvivenza della popolazione di Okinawa, sulla quale si accanirono pirati e conquistatori in cerca di ricchezza, di gloria e di mezzi di sussistenza. La caratteristica principale del Kobudo d'Okinawa è che le sue tecniche nascono dall'uso di attrezzi quotidiani da lavoro, la cui evoluzione in armi deriva dall'esperienza di una miscellanea di persone provenienti da tutto l'Oriente: monaci erranti, guerrieri senza padrone, commercianti giramondo, nobili fuggiaschi, umili pescatori, contadini e malfattori.
Ancora oggi, le Arti marziali del Karate e del Kobudō di Okinawa risultano attuali, perché insegnano ad ogni persona un metodo utile per disciplinare il corpo e la mente, indagando il passato per arricchire il nostro presente. Attraverso questo antico adagio, gli antichi Maestri erano soliti affermare che:
Utilizzarono i nunchaku come briglie per i cavalli, o muge nel dialetto locale, senza nessuna modifica, da qui il nome muge nunchaku.
Il tonfa poteva essere utilizzato come manico nella macina utilizzata per produrre il tofu. La macina dell'agricoltore era diversa da quella utilizzata in ambito militare, poiché quest'ultima era di derivazione cinese con il manico curiosamente inserito nella macina. Poteva essere estratto all'improvviso per diventare un' arma molto potente.
Altri esempi sono i nichogama o falci, anch' esse con un analogo cinese. Invece delle falci originali cinesi, gli shizoku si impratichirono molto con i kama.
Timbe e rochin erano l'equivalente degli scudi e delle alabarde cinesi, ma potevano essere camuffate rispettivamente da ombrello a forma di palma ed un piccolo utensile somigliante ad una paletta.