La Jian o Chien (劍) è una spada cinese diritta a doppio filo. In Cina, la Jian era considerata l'arma più nobile delle arti marziali, perchè esigeva un apprendimento troppo lungo per i soldati degli antichi eserciti e perchè il costo della Jian era ritenuto il più elevato rispetto qualsiasi altra arma.
Di peso inferiore rispetto alla sciabola e con il baricentro vicino alla guardia, il maneggio di quest'arma si basa su affondi e fendenti che vengono mirati principalmente alle parti vulnerabili del corpo, come per recidere tendini e fasce muscolari. La parte più vicina all'elsa, è solitamente più spessa ed utilizzata per la difesa, mentre la punta della lama è sottile per facilitare l'offesa. Nella difesa, raramente viene opposta con forza la propria lama contro l'arma di colui che attacca, per non compromettere il filo e perché, proprio a causa del minor peso e quindi del minor spessore della lama, risulta più fragile di armi più pesanti.
Fra tutte le armi cinesi, il maneggio della spada è sempre stata vicina al Taoismo, a causa della cedevolezza richiesta a chi la studia. Legata al fuoco, nella dinamica dei cinque elementi, la spada è sempre stata considerata con riguardo dai Taoisti come avente uno spirito magico che richiede a chi la maneggia una grande maestrìa e padronanza della propria energia interna. Secondo i classici dell'alchimia interna, la spada non è solo una mirabile arma: essa rappresenta lo Shen, lo spirito, e la sua natura è capace di trasmettere o di accentrare energia, caratteristica che la rende uno strumento molto potente. A questo riguardo, la tradizione riferisce l'arte della spada come strettamente legata alle tecniche alchemiche per il beneficio del respiro e della calma mentale, non ultimo a rituali di esorcismo e di soggiogazione delle entità demoniache. In questo contesto, il maneggio della Jian è anche associato alla forza interna, alla fluidità ed alla capacità venefica del serpente.