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Tai Chi Chuan Stile Chen

 

TAI CHI CHUAN STILE CHEN

 

Secondo lo storico cinese Tang Hao (1896-1959), le prime notizie sul TCC provengono da Chenjagou, il villaggio cinese della famiglia Chen, situato nella contea di Wen, provincia dello Henan.

Le cronache narrano che il fondatore di questa città sia stato Wang Tsun Yeh, un funzionario dell’esercito imperiale, famoso per aver sconfitto più volte i gruppi di banditi che derubavano le carovane del tempo. Si racconta che il suo stile di combattimento fosse eccellente e che molti funzionari lo richiedessero al proprio fianco come membro della scorta personale. Dopo la caduta della dinastia Ming (1644), Wang Tsun Yeh si ritirò dalla carica pubblica e dedicò il resto della propria vita al perfezionamento della sua abilità marziale, trasmettendone le tecniche a Chen Wang Ting (c.a 1580-1660), appartenente alla IX generazione della famiglia Chen.

Le sequenze marziali che Chen Wang Tin apprese da Wang Tsun Yeh comprendevano cinque sequenze (Taolu)  molto dinamiche ed una forma di “Boxe lunga”. Nei secoli a venire, però, la maggior parte dei membri della sua famiglia abbandonarono lo studio di queste sequenze, poiché risultavano molto impegnative e richiedevano una dedizione completa.

Durante la XIV generazione, vissero due esponenti molto importanti della famiglia Chen: Chen Youben e Chen Changxin. Il primo si trasferì nel vicino villaggio di Zhaobao, modificò i movimenti del TCC e, diminuendo l’estensione delle posizioni, creò lo stile di Zhaobao (chiamato anche Xiao jia). Chen Changxing (1770-1853), invece, raggruppò insieme i frammenti delle forme tradizionali, le quali erano state in gran parte dimenticate e formò due sole sequenze. La prima era composta da movimenti lenti e fluidi, mentre la seconda comprendeva azioni più atletiche e dinamiche. Queste due sequenze furono chiamate “Nuova intelaiatura (Xin jia)”, in quanto costituivano una novità rispetto alle forme precedenti, che furono identificate come “Vecchia intelaiatura (Lao jia)”. 

Il Maestro più grande che viene ricordato in seno alla famiglia Chen è Chen Fake (1887-1957). Egli insegnò a Pechino e, da lì, diffuse largamente lo stile Chen quando, come ancor oggi, lo stile più diffuso era lo Yang. Durante la sua permanenza nella capitale, egli apportò alcune modifiche nel modo di eseguire la forma, rendendo i movimenti più circolari e ricchi di tecniche Qin-na (擒拿, lett. “afferrare e tenere”). Quando fece ritorno a Chenjagou, la sua esecuzione era talmente diversa da quella ideata da Chen Changxing che, a sua volta, venne nuovamente chiamata “Nuova intelaiatura”, prendendo quindi il nome delle sequenze ideate da Chen Changxing, le quali vennero a loro volta identificate come “Vecchia intelaiatura”, sostituendo così il nome dato alle sequenze originali. Ancora oggi, quindi, per Xin jia si intende la forma di Chen Fake e per Lao jia quella di Chen Changxing.

 

Le caratteristiche

 

Lo stile Chen tradizionale è quello che ha mantenuto uno spirito marziale più evidente di quello che si può trovare negli stili da esso derivati. In particolare, i movimenti studiati nella forma sono sia piccoli che grandi, molto lenti ed alcuni velocissimi ed esplosivi. Altre peculiarità di questo stile per metà duro e per metà morbido sono il Chansi jin ed il Fa jing.

Il Chansi jin (缠丝劲, lett. “Svolgere la seta dal bozzolo”) è un modo particolare di utilizzare la forza mediante movimenti a spirale. Si dice che la forza scorra nel corpo come un filo di seta che si avvolge o si dipana dal bozzolo. In particolare, il Chansi jin opera con un effetto “a frusta” su qualsiasi energia diretta contro di esso, in modo da deflettere le tecniche dell’avversario, utilizzando una traiettoria circolare. Per allenare questo principio, sono stati codificati cinque esercizi da compiere in continuità, per giungere alla capacità di agire in continuità secondo traiettorie circolari. Questi esercizi prendono anch’essi il nome di Chansi jin.

Il Fa jing (发劲) è una tecnica per emettere la forza interna in modo esplosivo mediante la coordinazione del respiro col movimento, che deve essere estremamente rilassato. L’energia Qi, normalmente custodita nel baricentro corporeo (Dantian), attraverso la coordinazione dei movimenti scorre lungo l’arto fino a raggiungerne l’estremità (mano, piede, spalla ecc.) e poter fuoriuscire, generando una forza molto superiore rispetto a quella generata dal solo vigore muscolare.

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